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Microsoft sta vivendo un momento particolarmente positivo, spinto dai servizi cloud e dai software che permettono ai lavoratori di svolgere le loro attività da remoto. Volano Teams e Office 365, così come i dispositivi Surface e Xbox. Abitudini nuove, nuovi problemi, verrebbe da dire: chi lo dice che il dipendente Microsoft sia davvero produttivo se non viene controllato direttamente in loco? le riunioni sono tutte indispensabili? e, se sì, rendono? Ecco dunque nascere il Productivity Score, soluzione implementata dalla società di Redmond e già attiva da circa un mese con cui si analizzano alcuni parametri per verificare l’effettivo livello di produttività dei dipendenti.

Il Productivity Score si basa sui dati di Microsoft Graph per fornire approfondimenti che consentono di quantificare ciò che sta accadendo nella tua organizzazione e utilizzare misurazioni aggregate per ottenere risultati migliori per le persone sfruttando la tecnologia. […] Mostra le esperienze delle persone in cinque categorie: collaborazione sui contenuti, riunioni, comunicazione, lavoro di squadra e mobilità. […] Identifica le aree in cui è possibile offrire alle persone formazione per imparare a utilizzare gli strumenti al massimo delle loro capacità.

In pratica, si tratta di uno strumento che analizza le variazioni nel tempo dell’impegno e della conoscenza dei dipendenti riguardo gli strumenti tecnologici che Microsoft mette loro a disposizione per lavorare, da remoto e non. É stato sollevato un problema sulla privacy, e l’azienda americana ha voluto rassicurare sul fatto che non si tratta di un mezzo con cui si monitora l’attività di ciascun singolo dipendente, ma di una soluzione per migliorare nel tempo la produttività comune conoscendo sempre più gli strumenti utilizzati. Le analisi, specifica Microsoft, vengono effettuate aggregando i dati di 28 giorni.


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