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Gli Stati Uniti hanno ulteriormente inasprito la propria posizione contro la Cina nel settore delle telecomunicazioni. Nelle scorse ore, la FCC ha annunciato tre misure piuttosto pesanti:

  • Ha ordinato che tutti gli operatori di rete americani sostituiscano determinate tipologie di apparecchiature di rete prodotte da qualsiasi azienda cinese (prevalentemente Huawei e ZTE, quindi, ma non solo). Sono previste sovvenzioni per aiutare le operazioni, che saranno particolarmente complesse per i piccoli operatori delle zone rurali.
  • Ha avviato la procedura per revocare la licenza di operatore negli USA a China Telecom. Un provvedimento analogo era stato preso per China Mobile nell’estate dell’anno scorso).
  • Ha confermato lo status di minaccia per la sicurezza nazionale di Huawei. Questa classificazione era già stata resa ufficiale lo scorso giugno; Huawei ha fatto ricorso ma una seconda votazione non ha cambiato il risultato.

Vale la pena ribadirlo ancora una volta: il principio comune alla base di tutte queste iniziative è che le società di telecomunicazione cinesi potrebbero essere costrette per legge a compiere atti di spionaggio, sorveglianza e monitoraggio per conto del governo, e sarebbero addirittura costrette a mantenere il segreto a riguardo. Anche se non ci sono prove concrete che ciò sia mai avvenuto, l’intelligence americana sostiene che non esista un sistema per escluderlo al 100%.

Queste novità rappresentano più o meno il “canto del cigno”, almeno in questo specifico settore, sia dell’amministrazione di Donald Trump, che è stato sconfitto nelle elezioni presidenziali da Joe Biden e lascerà la Casa Bianca il 20 gennaio 2021, sia di Ajit Pai, presidente della FCC che si dimetterà dal proprio incarico nello stesso giorno e verrà probabilmente ricordato più che altro come colui che abolì la Net Neutrality.


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