CONDIVIDI:

A volte mi chiedo quando e se finirà mai l’era Apple, parlo della supremazia indiscutibile che la casa di Cupertino detiene nella percezione del brand, adorato e amato come nessun altro. Difficile che avvenga nel breve termine vista la concorrenza, capace di certo a spingere tanto sulle nuove tecnologie ma lontana anni luce nella gestione della comunicazione globale e dei piani a lungo termine.

La cosa più incredibile è poi l’idea condivisa che Apple sia “una delle poche realtà a fare vera innovazione nel mobile”, cosa secondo me lontana dalla realtà se si guardano gli ultimi anni e le recenti generazioni di iPhone, con piccole migliorie che non hanno cambiato la sostanza (già ottima dalla partenza). La mia è ovviamente un’esagerazione, so bene che sulla nuova generazione girà il chip A14 Bionic con i suoi 11,8 miliardi di transistor, un Neural Engine da 16-core che innalza enormemente le prestazioni in Machine Learning e pure un modem con supporto al 5G. Tuttavia nell’esperienza di tutti i giorni è difficile apprezzare particolari differenze rispetto ad un iPhone 11 dello scorso anno, o sbaglio?

Apple è maestra nel creare l’attesa e, soprattutto, non disperdere le forze in una miriade di modelli che fai anche fatica a ricordare; a fare il resto sono poi le prestazioni eccezionali di questi terminali – come da sempre – e la percezione del brand di cui facevo riferimento in apertura. Tutti vogliono un pezzettino di questa mela magica, un vero e proprio status symbol che trascende dal semplice telefonino, anche perché, se guardiamo attentamente, non è che sia poi questo granché.

(aggiornamento del 11 December 2020, ore 11:52)

CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE