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La storia di Switch è quella di una console di enorme successo, che chiuderà il 2020 con più di 70 milioni di unità vendute: tuttavia, è anche la storia del famigerato Joy-Con Drift. Per i fortunati possessori dell’ibrida Nintendo che non lo sapessero, si tratta del fenomeno (molto frequente) per cui dopo un certo periodo di tempo e di utilizzo l’analogico dei Joy-Con smette di registrare correttamente gli input – solitamente aggiungendo interazioni fantasma -, e compromette così il gameplay, al punto da rendere la console inutilizzabile.

Negli USA le class action si sono sprecate, mentre in Europa solo in Francia fino ad oggi si era mosso veramente qualcosa, col colosso di Kyoto che aveva promesso la sostituzione dei controller difettosi. Ora però, finalmente, anche le associazioni di consumatori del Vecchio Continente chiedono conto a Nintendo di un problema hardware cui, incredibilmente, per anni non è stato posto rimedio con una revisione del prodotto che lo risolvesse. E a poco valgono le scuse del presidente Furukawa.

Una coalizione di associazioni a tutela degli interessi dei consumatori provenienti da Belgio, Olanda, Francia, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e anche Italia, ha domandato a Nintendo un tavolo di discussione per venire a capo della questione. Fondamentalmente, Switch a causa del Joy-Con drift dura meno di quanto un consumatore possa attendersi legittimamente, e oltretutto presenta opzioni di riparazione limitate e costose.


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