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Mick Schumacher, che debutterà a giorni in F1 con Haas, è sicuramente il pilota con il nome più famoso nel motorsport. Con un nome, anzi con un cognome così non è tutto così facile come sembra: per prima cosa molti tendono al confronto tra lui e il leggendario Michael. Del resto sette titoli mondiali di Formula 1 sono un’eredità pesantissima: di sicuro un grande motivo d’orgoglio, perché per ognuno di noi spesso il papà è già una sorta di super eroe, e in questo caso con poteri davvero incredibili, ma il paragone per molti sarà inevitabile.

Sinceramente non amo molto i confronti: in questi ultimi anni ho sentito troppo spesso associare il nome e i successi del grande Michael a quelli di Lewis Hamilton o alle imprese dell’indimenticato Senna. Hamilton è un talento incredibile, un campione indiscutibile e a dir poco completo ma trovo inutile confrontarlo con personaggi straordinari che però hanno vinto in altre epoche, in contesti diversi, guidando monoposto completamente differenti e con regolamenti altrettanto lontani da quelli odierni.

Capisco che è un modo per creare attenzione, suscitare discussioni infinite sui social ma non cominciamo a farlo anche con il giovane Mick: diamogli tempo, deve crescere e la Formula 1 lo metterà di sicuro alla prova.


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