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Evidentemente non tutti stanno dalla stessa parte, quando si parla di nuovo coronavirus: se da un lato ci sono infatti moltissimi ricercatori impegnati nella sintetizzazione di un vaccino per frenare la diffusione del patogeno, dall’altra si registrano sempre più spesso attacchi hacker che vanno a colpire proprio queste organizzazioni in prima linea per la ricerca contro il Covid-19.

Le notizie di attacchi infatti si susseguono: giusto pochi giorni fa Reuters ha riportato che la casa farmaceutica britannica AstraZeneca sarebbe stata vittima di un’offensiva da parte di hacker nordcoreani, con l’intento di rubare dati sensibili su pazienti e ricerca in corso; una decina di giorni fa un episodio analogo è stato segnalato da Microsoft, che ha denunciato una serie di attacchi informatici rivolti a ospedali, organizzazioni sanitarie internazionali e aziende farmaceutiche impegnate sul fronte del vaccino.

Questa volta a lanciare l’allarme è Ibm: l’azienda statunitense, tra le più importanti al mondo nel settore informatico, ha svelato che alcuni gruppi di pirati informatici si preparerebbero a colpire la “catena del freddo” necessaria a far arrivare a destinazione le dosi integre.


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