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Il caso di scraping denunciato in queste ore da Facebook richiama alla mente quello di enormi proporzioni emerso la scorsa estate con 235 milioni di account esposti: si tratta di una pratica con cui vengono utilizzati software ad hoc che recuperano dal web informazioni di dominio pubblico riorganizzandole in database alternativi.

La causa intentata negli USA ai danni di Ensar Sahinturk riguarda proprio questo tipo attività: il cittadino turco rilevava di fatto le informazioni degli account Instagram creando una rete di siti clone, senza che l’utente ne fosse ovviamente a conoscenza. Si tratta di un’attività vietata dalla legge e contraria ai termini d’uso della piattaforme social.

Il rischio per l’utente è palese: in questo modo non può essere in grado di tenere sotto controllo i propri dati, né di sapere chi questi dati li visualizza. Gli account Instagram coinvolti sono più di 100 mila, tutti re-inseriti all’interno di siti clone da cui era possibile accedere a profili, foto, video, storie, hashtag e localizzazioni.


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