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Samsung è stata costretta a chiudere uno dei suoi centri di ricerca per colpa del coronavirus: uno dei dipendenti è risultato positivo al test, quindi a tutto il personale è stato richiesto di lavorare da casa almeno fino a fine settimana, in modo tale da contenere la diffusione del virus. È la seconda volta che il centro, che si trova a Suwon, in Corea del Sud, viene chiuso temporaneamente per motivi legati al Covid-19: una situazione analoga si era verificata già circa cinque mesi fa. Il vantaggio è che se non altro gli ingranaggi dello smart working saranno ben oliati, a questo punto.

Anche perché, ampliando il raggio di osservazione alla totalità degli impianti del gruppo, i casi di lockdown temporaneo da coronavirus inevitabilmente aumentano. Si citano per esempio il centro di ricerca di Seoul, oppure le fabbriche di Yongin, nella provincia di Gyeonggi, e di Gumi, nella provincia di Gyeongsang del nord; o, più vicino alle nostre latitutini, la fabbrica di Wronki, in Polonia. Anche LG ha riportato un caso di coronavirus tra i dipendenti del suo centro di ricerca a Seoul.

Samsung ha messo in piedi un laboratorio privato per eseguire i tamponi sul coronavirus in autonomia. Nonostante le chiusure e le difficoltà, la pandemia è stata generosa con il colosso sudcoreano: nel terzo trimestre 2020 ha dichiarato profitti record grazie soprattutto all’aumento della domanda di chip, ma anche gli smartphone non hanno affatto sfigurato.


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