Spotify si difende dalle accuse: no falsi artisti per non pagare royalty

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Spotify si difende dalle accuse: no falsi artisti per non pagare royalty

Circa un anno fa, più precisamente lo scorso agosto, Spotify è stata accusata da Music Business Worldwide di aver trovato una via scorretta per ridurre il costo delle royalty versate dalla società nei confronti degli artisti minori.

La strategia, secondo quanto riportato da MBW, consiste nel pagare una quota fissa ad alcuni produttori affinché realizzino tracce musicali appartenenti a certi generi, come Jazz, Piano e altra musica rilassante, in modo da inserirle all’interno delle Playlist ufficiali del servizio streaming. Queste tracce, una volta pubblicate su Spotify, verrebbero poi attribuite ad artisti fasulli, caratterizzati da nomi come Deep Watch e Enno Aare, tutti non riconducibili ad artisti reali.

Lo scopo di tutto ciò sarebbe quello di ottenere musica a basso costo da utilizzare all’interno delle Playlist ufficiali di Spotify, le quali hanno generato oltre 520 milioni di stream, evitando di pagare le royalty agli artisti reali, arrivando a risparmiare oltre 3 milioni di dollari in questo modo.


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