WannaCry, ex direttore dell'NSA difende la propria agenzia

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Nei giorni immediatamente successivi al picco di attività del colossale attacco informatico WannaCry, iniziato lo scorso venerdì, il dibattito è molto acceso su responsabilità e obblighi di tutte le parti coinvolte. Incluse le agenzie governative: l’attacco è infatti stato condotto sfruttando una vulnerabilità scoperta dall’NSA, rubata e divulgata pubblicamente poche settimane fa.

In un colpo di scena paragonabile solo alla scoperta che l’acqua calda è calda, l’NSA difende il proprio operato. Nello specifico, a parlare pubblicamente è stato Keith Alexander, ex direttore dell’agenzia, nel corso dell’evento Disrupt NYC di TechCrunch. Le argomentazioni di Alexander non sono certo insensate: considera gli exploit degli strumenti, che possono essere usati a fin di bene o a fin di male – possono bloccare i computer degli ospedali per denaro come scovare un terrorista, o un rapitore o un killer.

Non possiamo non avere dei tool. L’NSA non ammassa exploit: rivela oltre il 90 per cento di ciò che trova, ma per cacciare un terrorista servono gli exploit.


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